Le sei parti del Forex, chi fa Forex e perché
Inviato il 30 aprile 2010 da Redazione
Nello scorso articolo abbiamo iniziato a vedere quali sono le sei forze che possono influenzare l’andamento delle valute. La prima forza che dobbiamo necessariamente prendere in considerazione sono coloro che fanno operazioni nel Forex.
Sicuramente possiamo vedere le banche, i governi, le aziende, i fondi di investimento e i trader singoli. Ma tra tutte queste parti, il trader singolo è quello che ha il minor numero di governance esterna. Considerando che i governi, le banche, le aziende e i fondi di investimento rispettano dei regolamenti e delle restrizioni, i commercianti sono limitati solo dal loro livello di capitale.
In mancanza di tali restrizioni esterne i commercianti si dividono in due gruppi, ovvero coloro che possono imporre restrizioni interne sulla propria negoziazione e in coloro che invece non possono.
Coloro che riescono a imporre questa disciplina al proprio trading sono noti anche come investitori sofisticati. Questa tipologia di investitore utilizza degli strumenti e delle strategie che emulano quelle altamente sofisticate dei partecipanti istituzionali.
La seconda cosa da considera è perché si fa Forex. Il Forex trading è un investimento in aumento nel corso degli ultimi anni. Diversi sono i fattori che hanno portato a questa situazione, tra cui anche la liquidità , l’influenza, la convenienza e il costo.
In nessun altro mercato al mondo è possibile trovare un “campo da gioco” così ampio.
Ma per sfruttare questi fattori si deve essere costantemente consapevoli del loro lato negativo.
In un mercato liquido vi è un elevato grado di trasparenza. Il Forex attira delle parti molto grandi. Si parla di influenza per indicare che i requisiti di basso margine sui mercati forex offrono a tutti delle previsioni di crescita del 1000% all’anno. Conoscere in ogni caso il numero di perdite consecutive che noi siamo in grado di sostenere è la chiave per la conservazione del capitale.
Nel prossimo articolo continueremo a parlare delle altre due influenze nel settore Forex, ovvero convenienza e costo, oltre ad andare avanti con l’analisi delle sei forze.
Le sei forze del Forex
Inviato il 29 aprile 2010 da Redazione
Il Forex Trading è una cosa che potrebbe cambiare da un minuto all’altro. Un minuto c’è una sorta di pace, quello dopo potrebbe essere caos. In che direzione le valute si muoveranno nei prossimi minuti? Cosa provoca questi spostamenti e queste variazioni? Non c’è modo di sapere in che maniera si muoveranno le valute a meno che non si riesca ad intuirne l’andamento.
Abbiamo bisogno di sviluppare quel senso acuto di ciò che sta accadendo intorno a noi. Saremo in grado di prevedere ogni mossa dei mercati forex? Assolutamente no, ma possiamo usare la nostra comprensione del contesto del mercato. Le forze che influenzano il forex sono sei e una volta che le capiamo possiamo crescere ed operare all’interno di un piano globale di scambio.
Le sei forze sono:
- Chi fa operazioni forex?
- Perché si fa forex?
- Dove si può fare trading?
- Cosa si dovrebbe “tradare”?
- Quando conviene fare trading?
- Come si dovrebbe fare trading?
La conoscenza di tutte queste forze e come esse operano nel contesto globale del Forex è un elemento determinante del nostro successo come trader.
Molto più importante di sapere chi opera nel forex è sapere chi negozia nel forex con successo e come lo fa. Le parti dei mercati forex operano con le più diverse prospettive. Quando una di queste parti entra nel mercato si crea una forza che è proporzionale alla sua forza. Questa forza può avere un ruolo nel breve termine oppure svolgere un ruolo importante a lungo termine, tanto da definire le tendenze.
Ogni punto di vista porta un atteggiamento diverso, un diverso obiettivo, un diverso orizzonte di investimento e un vario impatto sul mercato.
La differenza fondamentale tra questi operatori di mercato è il loro livello di sofisticazione, dove gli elementi di sofisticazione sono il denaro e le tecniche di gestione dello stesso, gli obiettivi di utile che si pongono, il livello di informatizzazione, le capacità quantitative e di ricerca, il livello di disciplina.
Le agenzie di rating
Inviato il 28 aprile 2010 da Redazione
Le agenzie di rating sono nell’occhio del ciclone. La Grecia è solo l’ultimo esempio, in ordine di tempo, di quanto riescano ad influire sulle economie. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha riconosciuto la quasi certezza di una qualche forma di default da parte del paese, tramite l’assegnazione di un valore junk al debito pubblico greco.
Assegnando questa votazione ai titoli di debito del paese, questi diventano praticamente spazzatura, non valgono più nulla.
Le agenzie di rating, dunque, sono una parte molto importante del ciclo di espansione e di contrazione delle economie, così come le grandi banche. Ogni volta le agenzie decidono di tagliare un rating, c’è una perdita di fiducia, il costo del debito diventa ancora più oneroso e il debitore diventa, così, ancor meno degno di credito.
Per il momento è esplosa la bolla del credito, c’erano migliaia di prodotti strutturati a cui era stato assegnato un rating AAA, la più alta valutazione di credito che ci sia. Le agenzie di rating davano in maniera molto semplice questa votazione, normalmente invece riservata solo alle nazioni più importanti. Al momento, infatti, ci sono meno di 20 stati che hanno una AAA.
Immaginate invece un mondo senza agenzie di rating. Il vantaggio più evidente è che sarebbe reintrodotto il principio del caveat emptor dei mercati.
Qual è il punto nel cercare di risolvere il problema economico attraverso una maggiore regolamentazione delle agenzie di rating, come molti politici hanno chiesto sulla scia della crisi bancaria? Questo praticamente porterebbe a spostare il problema sulla regolamentazione e su cosa le agenzie di rating possono o non possono fare.
C’è anche chi crede che sia meglio togliere queste agenzie di rating del tutto e lasciare che le discipline di mercato si regolamentino da sole, in maniera da trovare un giusto equilibrio.
Vantaggi di un sistema di trading automatico, parte 2
Inviato il 27 aprile 2010 da Redazione
Continuiamo a vedere in questo approfondimento quali sono i vantaggi di un sistema di forex trading automatico. Se si consolidano le caratteristiche, tra i vantaggi di un sistema automatico di trading Forex c’è anche la possibilità di avere una solida conclusione delle operazioni, nel senso che con l’automazione del mercato Forex sarà possibile aprire e chiudere con successo più operazioni in un solo giorno, aumentando così il volume medio traffici quotidiani.
Per chiarire ulteriormente questo concetto possiamo prendere il seguente esempio. Se si utilizza un sistema automatizzato di trading Forex la valutazione dei tassi di cambio e le condizioni di mercato sono solitamente fatte nel giro di pochi minuti, in quanto i dati Forex vengono aggiornate in tempo reale.
A questo punto in pochissimo tempo il sistema automatico permetterà di sapere se è possibile aprire una posizione o meno. Se in media si fa una transazione Forex ogni ora, un trader può aprire fino a 8 operazioni entro la durata regolare dell’andamento delle negoziazioni.
Inoltre, la tecnologia è in continua evoluzione, questo porta ad avere una tendenza che indica che il numero medio delle transazioni fatte ogni giorno potrebbe aumentare. Se i sistemi di trading automatici prendono piede, consentendo una più veloce esecuzione delle negoziazioni, il numero medio delle transazioni effettivamente aumenterà . Questo comporta anche un aumento del numero di posizioni che è possibile aprire in positivo, dunque quelle dalle quali è possibile guadagnare denaro.
Ovviamente bisogna scegliere con attenzione il proprio sistema di trading automatico tra quelli presenti in rete, dato che è necessario usare quello migliore per il nostro modo di fare trading. In ogni caso, grazie all’automazione delle transazioni, è possibile fare Forex in maniera più veloce, il che porta alla considerazione che guadagnare denaro attraverso il Forex è più facile.
Vantaggi di un sistema di trading automatico
Inviato il 26 aprile 2010 da Redazione
Un sistema automatizzato di trading sul Forex consente agli operatori di eseguire i loro scambi sul mercato del Forex in maniera automatica ed in qualsiasi momento della giornata, sulla base di indicatori tecnici e di regole di negoziazione personalizzate. Ci sono vari elementi che possono essere considerati in un sistema di trading automatico.
Vediamo di analizzare quali sono quelli più famosi, ovvero quelli che possono essere in grado di avere più facilmente dei guadagni quando sono applicati nel Forex pratico.
Questi elementi sono lo stop loss automatico, la gestione del capitale, gli ordini di mercato discrezionali, e l’uso di indicatori di analisi tecnica per attivare dei sistemi di trend-following. I sistemi automatizzati di trading Forex supportano la maggior parte degli indicatori più usati, come ad esempio la media ponderata, la media mobile esponenziale, la semplice media mobile, la media mobile triangolare, la deviazione standard e altri.
Il successo di un processo di automazione per il mercato Forex è attribuito a diversi fattori, come la capacità del sistema di eseguire le transazioni in tempo reale. A causa dell’automazione, infatti, un operatore può chiudere le operazioni in pochi millisecondi. E’ una cosa impossibile da raggiungere nei sistemi manuali, in cui le operazioni sono normalmente chiuse dopo diverse ore. In aggiunta, ci sono anche dei casi in cui un operatore economico abbia delle perdite. Così, con sistema automatico di scambio di Forex, questo problema potrebbe essere evitato.
Inoltre un sistema automatico consente di avere una maggiore diversificazione. E’ infatti possibile entrare in vari mercati, aprendo delle posizioni praticamente in ogni momento.
Un sistema automatico ha anche la capacità di analizzare i dati a breve termine. Questa funzione non è disponibile in un sistema di scambio manuale, pertanto gli operatori che utilizzano dei sistemi automatizzati hanno questo grande vantaggio, in quanto sono in grado di prevedere le tendenze del mercato in meno di un’ora
Beige Book
Inviato il 24 aprile 2010 da Redazione
Il Beige Book è una relazione elaborata dal Federal Reserve Board otto volte l’anno, immediatamente prima del Federal Open Market Committee, FOMC, ovvero l’incontro nel quale si decide sui tassi di interesse. Comprende 13 sezioni e ha una relazione che riassume le informazioni provenienti da tutti i rami. E’ uno degli strumenti usati dalla Fed nel tentativo di rendere equilibrate le decisioni, a tutto vantaggio dell’economia americana.
Il Beige Book è considerato dagli investitori per la prima volta nel 1983, quando la Fed ha iniziato a rilasciarlo al pubblico. E’ una delle pubblicazioni più informali della Fed, essendo focalizzata su segnalazioni aneddotiche e sui dati provenienti da alcuni luoghi, nel tentativo di ottenere un quadro il più equilibrato possibile dell’economia americana, oltre all’umore generale dell’economia.
Ci sono alcuni punti deboli del Beige Book. Ogni banca membri può decidere infatti quali informazioni includervi. In questa maniera non sempre le informazioni danno un quadro completo. Una banca, ad esempio, potrebbe includere delle informazioni relative al settore manifatturiero mentre un’altra banca potrebbe non includerle, creando inevitabilmente lacune nelle informazioni.
Leggere in maniera giusta il Beige Book è utile per fare delle previsioni sull’andamento delle valute, dato che si capisce in che maniera la FED potrà decidere sui tassi di interesse o potrà prendere altre decisioni importanti. Le passate edizioni del Beige Book possono essere utili anche per il monitoraggio delle tendenze economiche.
Oltre al Beige Book, i membri del FOMC utilizzano anche il blue book e il green book per rendere note le loro decisioni. Il green book comprende tutte le previsioni dell’economia americana, mentre il Blue Book comprende le linee di azione raccomandate per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, insieme ad un’analisi delle potenziali alternative. Di questi tre strumenti, solo il Beige Book è disponibile al pubblico.
La bilancia commerciale
Inviato il 23 aprile 2010 da Redazione
La bilancia commerciale rappresenta la differenza tra il valore delle esportazioni totali, ovvero la somma delle esportazioni di beni e di servizi, e il valore delle importazioni totali, ovvero il totale delle importazioni di beni e di servizi. Tutti i paesi pubblicano i dati delle rispettive bilance su base mensile. Gli operatori economici analizzano attentamente questi dati, in particolare i componenti della bilancia commerciale dei paesi più importanti, al fine di avere delle indicazioni sull’andamento dell’economia e sull’evoluzione della moneta.
Dunque, quando si parla di Forex e di analisi fondamentale, il valore della bilancia commerciale deve essere sempre preso in grande considerazione.
In periodi di crisi, se il saldo della bilancia commerciale è in attivo, ovvero le esportazioni sono maggiori delle importazioni, significa che le imprese di esportazione guadagnano più e possono quindi aumentare il loro fatturato. Questo periodo è spesso accompagnato anche da un tasso di cambio favorevole per la valuta del paese. Attenzione però ad avere un tasso di cambio favorevole con una moneta debole, dato che se una valuta è troppo bassa, anche se è un bene per le esportazioni, non lo è per l’economia. Infatti, una moneta debole è accompagnata quasi sempre da una fuga di capitali all’estero.
Sempre in periodi di crisi se c’è un disavanzo della bilancia commerciale, ovvero le importazioni sono più alte rispetto alle esportazioni, allora le imprese producono di meno. La banca centrale può giocare sul tasso di interesse o su quello cambio per tentare di invertire il processo economico.
In caso di andamento positivo dell’economia, allora se c’è un surplus commerciale, l’economia funziona bene, ma attenzione al tasso di cambio. Se invece c’è un disavanzo, allora la produzione nazionale è inferiore al consumo.
Negli Stati Uniti, per esempio, la bilancia commerciale è spesso deficitaria. Significa che gli americani consumano molto più di quanto producono e sono sempre più indebitati.
Il franco svizzero
Inviato il 22 aprile 2010 da Redazione
Il franco svizzero è la valuta ufficiale della Svizzera. Il codice ISO della valuta, ovvero il suo codice universalmente valido, è CHF. Il franco svizzero è la quinta valuta più scambiata al mondo nel mercato valutario, alla pari con il dollaro australiano. Sicuramente quando si parla di franco svizzero bisogna fare molta attenzione per tutto ciò che concerne il Forex e i nostri investimenti nel mercato delle valute.
Il franco svizzero è infatti una delle valute più stabili al mondo, grazie alla neutralità del paese, ad una policy monetaria molto conservatrice e a alle grandi riserve auree della Banca nazionale svizzera. La moneta svizzera è vista infatti come una delle principali valute sul Forex perché è percepita dagli investitori come una valuta rifugio molto preziosa, addirittura come l’oro. La sua economia e la sua società sono conservatrici e stabili.
Il sistema bancario svizzero continua a mantenere una reputazione di rigorosa riservatezza e di eccellenza nel servizio al cliente. E fino a che gli investitori temono per la sicurezza delle loro attività , qualunque sia la ragione, i fondi globali continueranno ad investire in franchi svizzeri.
Nel Forex, dunque, il franco svizzero ha praticamente un andamento che segue quello dell’oro. Nello specifico, possiamo dire che quando il dollaro sale, il franco svizzero scende, al contrario, quando il valore del dollaro scende, quello del franco svizzero sale. E’ esattamente quello che è successo durante la crisi economica mondiale che stiamo ancora oggi vivendo. A causa dell’instabilità monetaria in USA e in Europa, gli investitori si sono gettati sul franco svizzero, acquistandolo per fare in modo di conservare i propri capitali ed investimenti.
Sicuramente la valuta elvetica è una di quelle da considerare quando si fa Forex, sia nei confronti del dollaro USA che di quelli dell’euro.
Lo yen
Inviato il 21 aprile 2010 da Redazione
Lo yen è la valuta del Giappone. Si tratta della terza moneta più scambiata sul mercato dei cambi, dopo il dollaro statunitense e l’euro. Lo yen viene anche ampiamente utilizzato come valuta di riserva, dopo il dollaro statunitense, l’euro e la sterlina inglese.
I giapponesi hanno deciso di adottare una moneta d’argento che si chiamasse yen solo nel tardo 800, più precisamente con l’atto del governo Meiji, firmato il 10 maggio 1871, che ha portato la nuova moneta ad essere introdotta gradualmente a partire dal mese di luglio dello stesso anno. Lo yen ha sostituito le monete Tokugawa, un complesso sistema monetario del periodo Edo.
Lo yen ha perso gran parte del suo valore durante e dopo la seconda guerra mondiale. Dopo un periodo di instabilità , nel 1949, il valore dello yen è stato fissato a 360 yen per 1 dollaro, attraverso un piano facente parte degli accordi di Bretton Woods, al fine di stabilizzare i prezzi dell’economia giapponese.
Questo tasso di cambio è stato mantenuto fino al 1971, quando gli Stati Uniti abbandonarono il gold standard, un elemento chiave del sistema di Bretton Woods, e hanno imposto una soprattassa del 10 per cento sulle importazioni, mettendo in moto i cambiamenti che alla fine ha portato ad avere i tassi di cambio fluttuanti nel 1973.
Il valore dello yen è determinato dai mercati dei cambi. Dal 1990 la Banca del Giappone, che è la banca centrale del paese, ha mantenuto bassi i tassi di interesse, al fine di stimolare la crescita economica. Questo ha contribuito a mantenere il valore dello Yen basso rispetto ad altre valute.
Il tasso di cambio dello yen giapponese è espresso in termini di unità di valuta dollaro USA.
Nel Forex conviene guardare molto ai rapporti di cambio tra yen e dollaro USA e tra yen e euro.
Il dollaro USA
Inviato il 20 aprile 2010 da Redazione
Il dollaro, o dollaro USA, è la valuta degli Stati Uniti, ma quella di Ecuador, Micronesia, delle Isole Marshall, Palau, El Salvador, Timor Est e le isole vergini britanniche. Il dollaro è inoltre accettato come valuta in Afghanistan, Cambogia, Libano, Messico, Guatemala, Panama e Bolivia.
Il dollaro è diventato la moneta degli Stati Uniti nel 1792, con la proclamazione del “Mint Act”, dato il 2 Aprile 1792, che ha istituito un nuovo sistema monetario, con il dollaro come valuta di riserva.
Nel 1793, i primi dollari vennero coniati negli Stati Uniti, per la precisione a Philadelphia. Ma è solo con la legge del 17 luglio 1861 che il governo americano ha iniziato a emettere anche biglietti. Il dollaro è attualmente la valuta più utilizzata per le operazioni in tutto il mondo e, dal dicembre 2006, è la seconda dietro l’euro, di cui abbiamo trattato nello scorso articolo, in termini di moneta in circolazione.
Nonostante questo il dollaro USA è la moneta più scambiata sul mercato dei cambi, poiché rappresenta ben l’89% delle transazioni. È inoltre la valuta più utilizzata nel commercio internazionale, è la moneta di riserva principalmente utilizzata nel mondo ed è la moneta con il più grande mercato finanziario al mondo.
Oggi la definizione di dollaro deriva dal titolo 31 del codice degli Stati Uniti, che dice che “il Tesoro deve vendere argento in maniera tale che un’oncia valga almeno 1,292929292 dollari.” Tuttavia le banche della Federal Reserve sono tenute soltanto a fornire crediti invece di denaro.
La continua domanda cinese di argento ha portato diversi paesi, in particolare il Regno Unito, Stati Uniti e il Giappone, a fare trading sui dollari nel corso del 19° e del 20° secolo.
Nel Forex il dollaro è una delle principali valute da tenere in considerazione ed è quasi sempre una valuta principale.
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