Le domande dei principianti sui grafici

Inviato il 30 giugno 2010 da Redazione

Grafici

Una delle domande che più frequentemente si pone chi inizia a fare Forex è relativa ai grafici. Ci si chiede infatti se tali grafici siano sempre rappresentati con delle candele o se è solo un modo per poter descrivere l’andamento del trend.

La risposta è semplice, dato che le candele sono un modo per descrivere e raffigurare i movimenti delle coppie di valute nel tempo. Quando si fa Forex è possibile scegliere tre diverse rappresentazioni grafiche per l’andamento delle proprie valute. Si parla di grafici a candele, di grafici a barre o di grafici a linee.

Sicuramente i grafici Candlestick sono di gran lunga i più diffusi formati grafici utilizzati, in quanto forniscono tutte le informazioni chiave sui prezzi, ovvero punto massimo, minimo, prezzo di apertura e quello di chiusura. Sono inoltre rappresentati in modo tale da poter essere letti al volo, con un solo sguardo.

Se volete saperne di più su come leggere ed interpretare un grafico a candele, è possibile effettuare una delle seguenti operazioni. Se si ha un account con un broker Forex, sia esso live o demo, è possibile semplicemente aprire la nostra piattaforma di trading, inserire nome utente e password al fine di autenticarci, e guardare l’andamento e i movimenti del grafico a candele.

Sicuramente il vantaggio del grafico a candele è che ci permette facilmente e velocemente di identificare eventuali formazioni dei prezzi. Queste sono riconoscibili nel momento in cui le candele assumono determinate forme. Se, ad esempio, le ombre delle candele, ovvero le linee verticali in alto o in basso, sono lunghe, mentre il corpo, ovvero il rettangolo colorato di verde o di rosso, è molto piccolo o anche nullo, allora siamo di fronte ad una candela Doji, che solitamente mette in evidenza che siamo di fronte ad una possibile inversione del trend. A questo punto, per chi vuole aprire una posizione, può pensare di andare contro l’attuale andamento del trend.



L’euro scende ancora

Inviato il 29 giugno 2010 da Redazione

Euro

L’euro è sceso ampiamente in seguito alle preoccupazioni della giornata di ieri relativamente al sistema finanziario della zona economica. Le banche devono restituire alla BCE più di 440 miliardi di euro entro un anno, alcuni investitori temono dunque una carenza di liquidità. L’euro è sceso ad un nuovo livello di minimo rispetto al franco svizzero e al suo livello più basso dallo scorso novembre 2008 contro la sterlina britannica.

L’incertezza su quanto le banche faranno nei prossimi 12 mesi si fa sentire suo mercato. Alcune banche della zona euro hanno fatto molto affidamento sui prestiti BCE negli ultimi mesi, ora devono affrontare diversi costi per poter raccogliere fondi sul mercato.

Tuttavia, molti analisti si aspettano che una grossa fetta dei crediti già scaduti sarà aumentata di altri tre mesi, contribuendo in tal modo ad evitare dei problemi al sistema economico. La sterlina intanto si è rafforzata contro l’euro, in seguito al fatto che il Regno Unito è in una forma migliore, fiscalmente parlando, rispetto all’Europa. Questi dati sono stati rivelati la scorsa settimana. La Banca d’Inghilterra ha fatto anche sapere che, secondo la sua opinione, i tassi di interesse britannici dovrebbero essere aumentati. Tutto ciò ha aiutato a sostenere la sterlina.

La riluttanza ad effettuare degli investimenti audaci prima della pubblicazione dei dati relativi all’occupazione Usa, che avverrà venerdì, tiene il mercato con il fiato sospeso. L’ICE US Dollar Index, ovvero l’indicatore che tiene traccia dell’andamento del dollaro contro un paniere ponderato di valute, ha perso valore.

I risultati delle discussioni del G20 hanno dato agli investitori poche nuove informazioni su cui basare le operazioni a breve termine. I movimenti valutari infatti non sono stati particolarmente colpiti dal G20.

La moneta svizzera è salita recentemente, a seguito del fatto che la Banca nazionale svizzera ha terminato il suo programma di acquisto di euro al fine di limitare l’apprezzamento del franco. Per chi volesse investire nel Forex, sono tutte considerazioni di cui tenere necessariamente conto.



CPI e PPI

Inviato il 28 giugno 2010 da Redazione

Hedging

L’indice dei prezzi al consumo, noto anche come CPI, fornisce dei dati, mese su mese e anno su anno, circa le variazioni dei prezzi pagati dai consumatori per un paniere rappresentativo di beni e di servizi. Lo US Bureau of Labor Statistics misura due tipi di CPI, ovvero il CPI per i redditi urbani ed impiegati, noto come CPI-W, e il CPI legato a tutti i consumatori, noto C-CPI-U.

Dei due tipi di CPI, il C-CPI-U dà una migliore rappresentazione dell’andamento dei prezzi del pubblico in generale, dato che rappresenta i consumi di circa l’87% della popolazione. Viene inoltre calcolate l’indice CPI core, che esclude i beni con prezzi volatili come il cibo e l’energia, che sono altamente volatili.

I prezzi al consumo sono importanti dato che riflettono i consumi degli utenti. Il CPI esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni e di servizi, come il trasporto e le cure mediche. Questo indicatore viene calcolato prendendo delle variazioni di prezzo per ciascun elemento del paniere di beni e di servizi. Le merci sono ponderate in base alla loro importanza. Le variazioni dei prezzi al consumo sono utilizzate per valutare i cambiamenti di prezzo associati al costo della vita.

Il CPI è uno dei dati più frequentemente utilizzati per identificare i periodi di inflazione o di deflazione.

Il Producer Price Index, noto come PPI, misura invece i prezzi che vengono sostenuti dai produttori, come ad esempio il costo delle materie prime per le imprese che producono beni. Il PPI misura la variazione media dei prezzi di vendita che sono sistenuti dai produttori di beni e di servizi.

La pubblicazione del PPI misura dei dati su base mensile, trimestrale o anche annua. Dal PPI sono esclusi i prodotti alimentari e i prezzi dell’energia, dato che i prezzi di questi prodotti sono generalmente molto volatili.



C’è bisogno di seguire un corso di Forex trading?

Inviato il 26 giugno 2010 da Redazione

null

Si sa che prima di entrare nel Forex bisognerebbe conoscere la materia e averla fatta propria. Nonostante questo, c’è sono sempre chi vi entra senza alcun indizio di quello che vi troverà, senza sapere come potersi muovere. Solitamente queste persone sono generalmente attratte dalle promesse di guadagni teoricamente illimitati e dalla facilità di negoziazione.

Alcuni principianti hanno delle guide o dei trader più esperti che possono in qualche modo indirizzarli verso il mondo del Forex, magari insegnando loro delle strategie e delle tecniche. Anche se studiano e conoscono la materia, ci sono inevitabilmente i principianti che alla fine riescono e quelli che invece falliscono. Eppure, ciò che li accomuna, è la volonta di sapere di più.

A questo punto molti si chiedono se conviene o meno seguire un corso di trading Forex. Prima di tutto, il corso Forex è necessario per coloro che non possono auto-apprendere la materia. C’è chi riesce ad imparare semplicemente seguendo le varie guide ed indicazioni presenti in rete, chi invece preferisce seguire un corso, magari perché preferiscono avere una sorta di tutor durante il loro percorso.

In secondo luogo, i corsi offrono la possibilità unica di fare pratica prima di entrare nel mercato reale. La pratica è qualcosa di prezioso, in quanto permette di sentire e di sperimentare la conoscenza applicata. Senza dubbio, la teoria è una grande cosa, ma senza applicazione pratica non è nulla.

In terzo luogo, il corso è solitamente frequentato da diverse persone, che interagiscono tra di loro. È possibile condividere tutte le osservazioni, le domande e le strategie.

Inoltre, quando si sta prendendo in considerazione di iniziare un corso, bisogna tener conto di alcuni punti che ci indicano la bontà del corso. Se non c’è un modo di contattare gli organizzatori, come ad esempio un telefono, fate attenzione. Bisogna anche prestare attenzione alla durata del corso e i metodi di studio che verranno applicati.



Tre strategie di Forex da seguire

Inviato il 25 giugno 2010 da Redazione

Fare scambio nel mercato del Forex è una cosa decisamente emozionante. Ci sono vari aspetti da considerare quando si fa Forex, sicuramente occorre conoscere quali sono i modi migliori per mettere in campo le strategie disponibili in questo settore. Quali strategie consentono di rendere più affidabile il nostro trading e di farci guadagnare di più. Vediamo alcune principali strategie di trading professionale che gli operatori di forex solitamente usano.

La prima strategia è relativa all’uso di una strategia ottimale per fare scalping. Questa strategia è ottimale anche per chi ha iniziato da poco a fare Forex, dato che prevede dei rischi bassi. Ovviamente, dato che il rischio è molto basso anche i guadagni derivanti da una singola operzioni sono relativamente bassi. Per alcune persone questo può sembrare un aspetto negativo. La cosa importante è quella di avere tuttavia un piano di trading costante che ci permette di fare profitti in maniera costante e ripetuta.

La seconda strategia è quella che ci permette di fare profitti inseguendo il trend. Ma come si fa a sapere in che maniera il trend si sta muovendo? Uno dei modi ideali per poter analizzare ed osservare le tendenze è l’uso dei pivot point. In questa maniera potremo valutare il mercato delle valute per vederne le tendenze. Dopo aver preso familiarità con questo metodo di trading, saremo in grado di aprire correttamente una posizione short o long, a seconda dell’andamento del trend.

La terza strategia di forex trading è nota come “three day rolling pivot”. Il pivot funge da punto di riferimento per farci vedere quando si deve entrare oppure quando si deve uscire da una posizione. Questa strategia ci mostrerà anche quando uscire dalle posizioni dalle quali stiamo perdendo. Inoltre potremo anche sapere quando uscire da una posizione nel momento in cui una posizione è vincente. E’ inoltre un sistema molto facile da seguire.

Queste tre strategie sono ottimali per poterci permettere di operare in maniera migliore nel Forex.



Sfruttare i sistemi automatici per imparare a fare trading, parte 2

Inviato il 24 giugno 2010 da Redazione

Hedging

Eccoci dunque a vedere quali sono gli altri modi, oltre quelli visti nello scorso articolo, in cui possiamo usare un sistema di trading automatico per imparare a fare trading.

Sicuramente possiamo usarlo per prendere ulteriori informazioni sui grafici. Anche se può non essere necessario effettuare questa operazione manualmente, i principi coinvolti nella creazione dei grafici dei prezzi e l’individuazione delle tipologie di analisi tecnica compiute dal sistema di trading può essere una cosa preziosa per ogni operatore Forex.

Un grande vantaggio è quello di avere maggiore tranquillità, dato che si ha una base corretta da cui partire per imparare a fare trading.

I software di Forex trading si basano sempre su condizioni oggettive del mercato al fine di generare dei segnali di trading. Questo significa che non sono influenzati, come gli umani, da problemi psicologici, dunque riescono a rimanere sempre concentrati.

Sicuramente studiare un software di trading ci permette di prevenire degli errori costosi. Dopo aver acquisito le conoscenze necessarie per fare trading, studiando il software si possono evitare degli errori costosi, che solitamente i principianti fanno quando iniziano a fare trading.

Lo studio sviluppa il proprio acume commerciale, dato che è possibile ampliare la comprensione del mercato delle monete, avendo più fiducia in sé quando si fa trading.

Potremmo avere delle idee originali, dato che l’apprendimento di un sistema di negoziazione può aiutarci ad impostare il nostro sistema di trading personalizzato, una volta che si dispone di una comprensione tale da poterlo fare.

Un altro grande vantaggio è quello di non dover necessariamente partecipare a corsi o altro. Ovviamente, questi corsi possono essere utili se si vogliono sentire spiegazioni da esperti del settore. In sostanza, una volta che si acquista un software di trading Forex, è possibile iniziare ad educarci. Ottenere formazione nel commercio del Forex, prima era una cosa possibile solo per pochi, mentre ora è possibile farlo anche partendo da un software.



Sfruttare i sistemi automatici per imparare a fare trading

Inviato il 23 giugno 2010 da Redazione

candele

Il mercato internazionale del Forex si è evoluto nel corso degli ultimi anni per fornire l’accesso a milioni di persone in tutto il mondo. Grazie ai progressi tecnologici che si sono visti in questi ultimi dieci anni, tutti, partendo da una piccola quantità di denaro, possono sfruttare le enormi opportunità commerciali e la grande liquidità offerti dal mercato Forex.

Mentre una conoscenza di base del commercio in valute non è necessaria se si sceglie di utilizzare dei software automatizzati per fare Forex, questo non toglie che maggiore è la conoscenza del mercato Forex e più possibilità di guadagnare denaro si hanno.

Anche se riusciremo a migliorare il nostro modo di fare Forex, studiando le informazioni disponibili in rete, probabilmente progrediremo molto di più in una quantità minore di tempo se andiamo ad acquistare un software Forex e ne studiamo le caratteristiche. La maggior parte dei programmi attualmente in commercio sono dotati di una spiegazione dettagliata dei meccanismi di mercato nonché di una panoramica generale del mercato del Forex.

Andiamo a vedere alcuni dei motivi che possono spingerci a comprare un sistema di software trading al fine di imparare ad operare nel mercato delle valute.

Sicuramente il fatto che il duro del lavoro è già stato fatto ci fa imparare prima, dato che abbiamo il vantaggio di usare le ricerche fatte dagli sviluppatori del sistema.

Con i software possiamo imparare ad usare nella pratica l’analisi tecnica, dato che la maggior parte dei software di Forex utilizzati per lo scambio automatico hanno del materiale informativo. Se usiamo MetaTrader, ad esempio, potremo capire il funzionamento pratico di oltre trenta indicatori tecnici.

Inoltre, studiando un particolare sistema di trading automatico è possibile scoprire come tale software determina i punti di entrata e quelli di uscita dal mercato.

Basta solo buona volontà e sicuramente riusciremo ad imparare tanto. Nel prossimo articolo vedremo altri modi di sfruttare un sistema di trading automatico per imparare a tradare.



Quando stoppare le perdite nelle commodities

Inviato il 22 giugno 2010 da Redazione

Hedging

Sappiamo che nel Forex è possibile operare praticamente con le valute e con le commodities, come ad esempio petrolio e oro. Sappiamo anche che uno dei modi fondamentali per fare Forex è senza dubbio quello di riuscire a conservare il proprio capitale. E’ dunque importante, anche nel commercio delle materie prime, stabilire un limite massimo di perdita. Bisogna capire qual’è la perdita massima che si è disposti a sopportare, quando quindi conviene uscire dal mercato per evitare che tale perdita diventi ancora più grande.

Ovviamente non si può mai essere sicuri del momento in cui si esce, nel senso che ovviamente una posizione negativa potrebbe invertire, anche se è una cosa rara. Riuscendo tuttavia ad impostare delle regole e cercando di rispettarle il più possibile, riusciremo a migliorare il nostro operato.

Se abbiamo dunque una posizione in perdita che ha raggiunto il livello di perdita massima da noi stabilito, dovremmo semplicemente uscire da quella posizione il prima possibile. Non si può semplicemente sperare che tale posizione si invertirà, dato che non è una cosa che accade spesso, anzi, dunque non è un buon modo di operare.

Ovviamente non conviene rischiare altri soldi in una posizione che ha già dimostrato di essere perdente. Quindi si può semplicemente chiuderla, accettando la perdita e andando avanti con altre posizioni.

È importante non farsi influenzare dai sentimenti negativi che ovviamente si provano con delle posizioni negative, per questo motivo ci si dovrebbe sempre attenere alle regole e uscire da una posizione se questa arriva alla perdita massima.

Una delle regole sempre valide nella gestione delle nostre posizioni è che non bisogna mai aggiungere ad una posizione perdente, un’altra posizione nella stessa direzione, sperando che il trend si inverta e che dunque ci si guadagni il doppio. L’unico effetto che avrebbe questa mossa è quello di aumentare le perdite. Qualunque cosa accada, dunque, non vale mai la pena aggiungere nuove posizioni a delle posizioni perdenti sperando che alla fine saranno in guadagno, le probabilità di successo sono troppo basse per il grado di rischio che si corre.



Inflazione e risparmio

Inviato il 21 giugno 2010 da Redazione

Abbiamo visto nello scorso articolo che la prima misura che viene considerata per calcolare l’inflazione è il CPI, ovvero il Consumer Price Index. La seconda misura è il Producer Price Index, noto anche come PPI. Mentre i prezzi al consumo CPI indicano la variazione del potere d’acquisto di un consumatore, il PPI indica la variazione del potere d’acquisto dei produttori.

Il PPI misura il prezzo al quale un bene viene venduto alle imprese prima che tale bene sia venduto ad un consumatore. Il PPI combina una serie di piccoli indici e misura i prezzi di tre tipi di beni: grezzi, intermedi e finali. In generale, i mercati sono più interessati ai prezzi dei prodotti finali, perché si tratta di un forte indicatore che potrebbe far capire che cosa succederà in futuro con il CPI, che è una misura più popolare, rispetto al PPI, per misurare l’inflazione, ma gli investitori dovrebbe guardare ad entrambe con attenzione.

L’inflazione è molto temuta da parte degli investitori, perché potrebbe portare via valore agli investimenti. In parole povere, 100 euro oggi non varranno lo stesso di 100 euro tra 1 o tra 10 anni. È di fondamentale importanza includere l’inflazione quando si calcola il rendimento atteso su un certo capitale investito. Se nel corso della durata di un investimento, il tasso di rendimento è minore rispetto all’inflazione, effettivamente la somma inclusa di rendimento ha un minore valore rispetto a quella iniziale.

Nonostante questo, le ragioni per risparmiare sono molto numerose, in primo luogo la possibilità di comprare una casa. Dato che i risparmi sono importanti, l’inflazione corrode il potere di acquisto. E’ importante essere consapevoli degli effetti dell’inflazione sugli investimenti. Ogni volta che si può bisogna cercate di determinare il tasso di rendimento reale, ovvero il ritorno che ci si può aspettare da un investimento dopo aver considerato l’inflazione.

Ecco perché gli investitori seguono da vicino indicatori come il CPI e il PPI. Oltre ad essere a conoscenza dell’attuale tasso di inflazione è fondamentale essere consapevoli di ciò che gli esperti prevedono relativamente a tale tasso di inflazione.



L’inflazione e la sua influenza sui mercati

Inviato il 19 giugno 2010 da Redazione

triangoli forex

L’andamento dell’economia e dei mercati di solito va al di là del semplice concetto di domanda e offerta. E’ importante avere una conoscenza almeno di alcuni dei concetti economici che influenzano i mercati. In questo modo possono avere un notevole impatto positivo sul proprio futuro finanziario.

Uno dei concetti economici più importanti è l’inflazione. Al suo livello più elementare, l’inflazione è semplicemente un aumento dei prezzi. Nel corso del tempo, dato che il costo di beni e di servizi aumenta, il valore di una valuta scende, dato che non si sarà più in grado di acquistare, con la stessa quantità di denaro, le stesse cose che si potevano acquistare prima.

E’ importante notare che una certa quantità di inflazione è considerata normale, addirittura, per la sua relazione con la disoccupazione, l’inflazione è in realtà considerata da alcuni come auspicabile. Il tasso annuo di inflazione è oscillato notevolmente nel corso degli ultimi cinquanta anni, portando il valore dell’inflazione da quasi zero, addirittura la 23%.

Le banche centrali, come la Fed e la BCE, cercano attivamente di mantenere un determinato tasso di inflazione, solitamente pari al 2 o al 3% annuo, che però può variare a seconda delle circostanze. Si parla poi di deflazione, ovvero un’inflazione negativa, che si verifica quando i prezzi diminuiscono in un dato periodo di tempo. La deflazione non è una riduzione dell’inflazione, dato che quando il tasso di inflazione decresce, esso resta comunque positivo.

Ci sono due principali indici utilizzati per misurare l’inflazione. Il primo è il Consumer Price Index, noto anche come CPI. Il CPI misura il prezzo di un gruppo di beni e di servizi. Questo gruppo di beni è noto come “pacchetto” e contiene beni elementi come cibo, vestiti, benzina e computer.

Si parla poi di “Core Rate” o di “Core CPI”, per indicare che ci sono alcune voci nel pacchetto utilizzato per misurare l’inflazione che sono estremamente volatili, come i prezzi della benzina. Se si eliminano queste voci, si ha un tasso di CPI migliore in termini di indicatore per  l’inflazione reale.

Il secondo metodo è il Producer Price Index, noto anche come PPI, che verrà analizzato nel prossimo articolo.



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