

Così come abbiamo già usato i grafici per mettere in relazione le materie prime con i tassi di interesse, questa volta usiamo lo stesso metodo anche per capire che tipologia di correlazione esiste tra le materie prime e le valute.
Come indice di riferimento prendiamo il dollar index (USDX), che è un indice che misura l’andamento del dollaro USA nei confronti del paniere formato dalle principali valute mondiali, ovvero Euro, Yen Giapponese, Sterline Inglese, Dollaro Canadese, Corona Svedese e Franco Svizzero. L’uso del dollar index è stato introdotto nel 1973, dopo la sigla degli accordi di Bretton Woords, con un valore di 100.000 . Il punto più basso di questo indice è stato toccato il 16 marzo 2008, quando fece registrare 70.698 punti.
Come punto di riferimento temporale prendiamo i dati che si stanno registrando proprio in questi giorni. Il dollar index sta avendo una tendenza ribassista, ovvero il dollaro è debole contro tutte le altre valute. Al momento questo indice ha anche violato l’area 61,80% di Fibonacci, il che conferma la debolezza. Se dall’altra parte confrontiamo l’andamento del cross valutario tra euro e dollaro effettivamente abbiamo una conferma che il biglietto verde sta vivendo un momento particolarmente difficile.
Allo stesso modo possiamo cercare una ulteriore conferma anche andando ad analizzare i rapporti di cambio tra il dollaro e le altre valute mondiali.
Effettivamente come possiamo valutare da questo esempio, il rapporto tra l’indicatore primario dollar index e il cross valutario in sé esiste ed è tangibile. Ribadiamo il concetto che riuscire a comprendere in pieno l’analisi intermarket ci consente di operare con una maggiore cognizione di causa anche perché riusciamo meglio a capire quali potrebbero essere gli effetti di un dato movimento di mercato su altre valute o indicatori primari.













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