Regno Unito, andamento del lavoro nel settore pubblico
Inviato il 14 luglio 2010 da Redazione

La misura del livello di disoccupazione del Regno Unito continua a riflettere un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro in seguito al quinto mese consecutivo di diminuzione delle richieste di sussidi di disoccupazione. Inoltre, come ulteriore prova della flessibilità del mercato del lavoro, la misura del totale degli occupati è aumentata rispetto al primo trimestre del 2010, di 160.000 unità .
La retribuzione media in Uk, compresi i premi, è aumentata del 2,7% a maggio, facendo segnare un incremento inferiore a quello che invece era stato registrato ad aprile, pari al 4,1% . La crescita dei salari rimane tuttavia modesta, anche in seguito alla mancanza di potere contrattuale da parte dei lavoratori, causata dai timori di una possibile crescita della disoccupazione.
I mercati considerano un segno incoraggiante il fatto che il mercato del lavoro sia in una fase stabile, anche se è ancora troppo presto per valutare gli effetti che la situazione attuale dell’economia del Regno Unito, che sta tagliando i costi andando a tagliare lavori nel settore pubblico, avrà sulla creazione di occupazione nel settore privato. Tuttavia, l’impatto di questi tagli sulla disoccupazione giovanile, che è già elevata, è una preoccupazione costante del mercato, mettendo in evidenza come ci si trova in una situazione che deve essere affrontata con urgenza.
Nel Regno Unito infatti si segnala un’alta percentuale di studenti disoccupati, con quasi il 20% di coloro che hanno da 16 a 24 anni che sono senza lavoro. Questo fa rischiare una “fuga di cervelli” , che potrebbe andare a cercare delle migliori prospettive occupazionali all’estero.
L’impatto dei tagli del settore pubblico si prevede che possa mostrare i suoi effetti nei prossimi mesi. La speranza è che questa perdita di lavoratori sarà compensata dalla creazione di posti di lavoro nel settore privato, in particolare nei servizi finanziari.
C’è però preoccupazione relativamente al fatto che il ritmo di crescita è più debole del previsto, dunque le prospettive a medio termine delle condizioni del mercato del lavoro possono risentirne in maniera negativa.
L’euro scende ancora
Inviato il 29 giugno 2010 da Redazione

L’euro è sceso ampiamente in seguito alle preoccupazioni della giornata di ieri relativamente al sistema finanziario della zona economica. Le banche devono restituire alla BCE più di 440 miliardi di euro entro un anno, alcuni investitori temono dunque una carenza di liquidità . L’euro è sceso ad un nuovo livello di minimo rispetto al franco svizzero e al suo livello più basso dallo scorso novembre 2008 contro la sterlina britannica.
L’incertezza su quanto le banche faranno nei prossimi 12 mesi si fa sentire suo mercato. Alcune banche della zona euro hanno fatto molto affidamento sui prestiti BCE negli ultimi mesi, ora devono affrontare diversi costi per poter raccogliere fondi sul mercato.
Tuttavia, molti analisti si aspettano che una grossa fetta dei crediti già scaduti sarà aumentata di altri tre mesi, contribuendo in tal modo ad evitare dei problemi al sistema economico. La sterlina intanto si è rafforzata contro l’euro, in seguito al fatto che il Regno Unito è in una forma migliore, fiscalmente parlando, rispetto all’Europa. Questi dati sono stati rivelati la scorsa settimana. La Banca d’Inghilterra ha fatto anche sapere che, secondo la sua opinione, i tassi di interesse britannici dovrebbero essere aumentati. Tutto ciò ha aiutato a sostenere la sterlina.
La riluttanza ad effettuare degli investimenti audaci prima della pubblicazione dei dati relativi all’occupazione Usa, che avverrà venerdì, tiene il mercato con il fiato sospeso. L’ICE US Dollar Index, ovvero l’indicatore che tiene traccia dell’andamento del dollaro contro un paniere ponderato di valute, ha perso valore.
I risultati delle discussioni del G20 hanno dato agli investitori poche nuove informazioni su cui basare le operazioni a breve termine. I movimenti valutari infatti non sono stati particolarmente colpiti dal G20.
La moneta svizzera è salita recentemente, a seguito del fatto che la Banca nazionale svizzera ha terminato il suo programma di acquisto di euro al fine di limitare l’apprezzamento del franco. Per chi volesse investire nel Forex, sono tutte considerazioni di cui tenere necessariamente conto.
L’inflazione e la sua influenza sui mercati
Inviato il 19 giugno 2010 da Redazione

L’andamento dell’economia e dei mercati di solito va al di là del semplice concetto di domanda e offerta. E’ importante avere una conoscenza almeno di alcuni dei concetti economici che influenzano i mercati. In questo modo possono avere un notevole impatto positivo sul proprio futuro finanziario.
Uno dei concetti economici più importanti è l’inflazione. Al suo livello più elementare, l’inflazione è semplicemente un aumento dei prezzi. Nel corso del tempo, dato che il costo di beni e di servizi aumenta, il valore di una valuta scende, dato che non si sarà più in grado di acquistare, con la stessa quantità di denaro, le stesse cose che si potevano acquistare prima.
E’ importante notare che una certa quantità di inflazione è considerata normale, addirittura, per la sua relazione con la disoccupazione, l’inflazione è in realtà considerata da alcuni come auspicabile. Il tasso annuo di inflazione è oscillato notevolmente nel corso degli ultimi cinquanta anni, portando il valore dell’inflazione da quasi zero, addirittura la 23%.
Le banche centrali, come la Fed e la BCE, cercano attivamente di mantenere un determinato tasso di inflazione, solitamente pari al 2 o al 3% annuo, che però può variare a seconda delle circostanze. Si parla poi di deflazione, ovvero un’inflazione negativa, che si verifica quando i prezzi diminuiscono in un dato periodo di tempo. La deflazione non è una riduzione dell’inflazione, dato che quando il tasso di inflazione decresce, esso resta comunque positivo.
Ci sono due principali indici utilizzati per misurare l’inflazione. Il primo è il Consumer Price Index, noto anche come CPI. Il CPI misura il prezzo di un gruppo di beni e di servizi. Questo gruppo di beni è noto come “pacchetto” e contiene beni elementi come cibo, vestiti, benzina e computer.
Si parla poi di “Core Rate” o di “Core CPI”, per indicare che ci sono alcune voci nel pacchetto utilizzato per misurare l’inflazione che sono estremamente volatili, come i prezzi della benzina. Se si eliminano queste voci, si ha un tasso di CPI migliore in termini di indicatore per l’inflazione reale.
Il secondo metodo è il Producer Price Index, noto anche come PPI, che verrà analizzato nel prossimo articolo.
La disoccupazione nel Regno Unito scende
Inviato il 16 giugno 2010 da Redazione

Nel Regno Unito la disoccupazione è scesa, di più rispetto alle previsioni degli economisti. Secondo l’ufficio del lavoro britannico il numero di disoccupati è di 2,4 milioni di persone, contro i 2,51 milioni della rilevazione precedente. Allo stesso modo, il numero di persone che ricorrono al sussidio di disoccupazione è sceso al di sotto di 31 mila persone.
Il lavoro è un settore assolutamente fondamentale nell’economia di un paese, dunque una ripresa è vista sempre di buon occhio. Secondo gli esperti del settore, però, potrebbe trattarsi della classica “quiete prima della tempesta” derivamente dalla perdita di posti di lavoro del settore pubblico, cosa di cui aveva fatto cenno Cameron, primo ministro britannico, parlando di come poter ridurre il deficit britannico.
Il tasso di disoccupazione del Regno Unito si va a confrontare con quello della zona euro, pari al 10,1 %, con quello USA, pari al 9,7 % e con quello del Giappone, pari al 5,1 %.
Nel pubblico impiego il lavoro è sceso da 7.000 a 6.090 milioni di persone, facendo registrare il primo calo dal primo trimestre del 2008, poco prima che la Gran Bretagna entrasse nella peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale. Attualmente, in Gran Bretagna, il governo rappresenta un quinto dei posti di lavoro disponibili nel settore pubblico. L’occupazione nel settore privato è invece aumentata di 12.000 unità , dopo che durante la fase critica tali imprese private avevano tagliato circa 1 milione di posti di lavoro.
Cameron si è impegnato a stimolare la crescita di posti di lavoro privato al fine di aiutare a compensare i tagli che ci saranno nel settore pubblico.
Staremo a vedere in futuro come le decisioni del primo ministro britannico influiranno sull’economia inglese e, di conseguenza, sulla sterlina. Sicuramente, per chi volesse investire nel Forex, sono dati da tenere in considerazione.
Moody’s taglia il debito e l’euro scende
Inviato il 15 giugno 2010 da Redazione

L’euro è sceso per la prima volta dopo quattro giorni contro lo yen dopo che anche Moody’s ha tagliato il rating di Grecia a livello Junk, aggiungendo dunque altri problemi alla zona euro. La moneta unica è inoltre caduta contro il dollaro, ancor prima della relazione tedesca che ha messo in evidenza come la fiducia degli investitori nella più grande economia europea sia scesa al livello minimo da quasi un anno.
Il downgrade di Moody’s ha portato nuovi problemi all’euro, fermando il rally che la valuta aveva iniziato contro le altre valute, in maniera principale contro il dollaro. Con la perdita di slancio verso l’alto, ora l’euro sta andando ancora più verso il basso.
L’euro è sceso infatti attorno a quota 1,22 dollari, mentre contro lo yen si trova attorno quota 111. Le previsioni degli economisti sono per un’ulteriore discesa della nostra valuta, arrivando a 1,20 dollari alla fine della settimana attorno ad 1,17 dollari entro la fine dell’anno.
Moody’s ha abbassato il rating della Grecia affermando che ci sono sostanziali rischi per la crescita economica della nazione legati alle misure di austerità derivanti dal prestito ottenuto da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale.
Ecco dunque come le previsioni sulla nostra valuta siano ancora ribassiste, dato che il debito della zona euro in maniera improbabile si risolverà in tempi brevi. C’è intanto chi ha già iniziato a diversificare i propri investimenti, vendendo la valuta europea e acquistandone altre. Le misure di austerità che sono state progettate per far fronte alla crisi, infatti, probabilmente agiranno come un freno per la crescita futura, che potrebbe arrivare attorno quota 1,15 dollari entro i prossimi tre mesi.
Dunque, per chi volesse investire nel Forex conviene stare attenti alla nostra valuta e al suo rapporto con le altre valute, specialmente contro il dollaro e contro la sterlina.
FED, arriva la ripresa economica
Inviato il 14 giugno 2010 da Redazione

Una forte ripresa economica globale è in corso, secondo le parole che ha detto la Federal Reserve. Mentre la crisi del debito sovrano in Europa è sempre di più una cosa seria, il recupero globale sembra molto forte e sembra improbabile che possa terminare.
Inoltre la FED ha tenuto a far sapere che la crisi del debito sovrano in Europa non ha affatto influito sulla tempistica relativamente ad un eventuale aumento del tasso di interesse da parte della stessa banca centrale USA, come invece alcuni esperti del settore avevano detto. La ripresa dell’economia americana deve comunque ancora essere completata, prima la FED possa incrementare i tassi.
A livello di inflazione, gli Stati Uniti stanno riuscendo a contenerla, anche se potrebbe diventare un rischio a medio termine, a causa del forte deficit del bilancio del paese e della politica monetaria che la Fed sta tenendo. La Fed ha intanto previsto una riunione la prossima settimana per far presente ancora una volta il suo impegno a mantenere i tassi di interesse eccezionalmente bassi per un lungo periodo. Il suo obiettivo è ancora lo 0,25 per cento.
Ecco dunque come si capisce che, secondo la banca centrale americana, le turbolenze finanziarie che si stanno vivendo in Europa non sono grandi abbastanza da diffondersi negli Stati Uniti e in Asia.
La ripresa degli Stati Uniti è destinata dunque a proseguire, così come la creazione di nuovi posti di lavoro da parte del settore privato inizierà , che secondo le previsioni inizierà entro questa estate, spingendo gradualmente il tasso di disoccupazione più in basso durante il corso di questo anno.
I prezzi al consumo degli Stati Uniti sono scesi inaspettatamente nel mese di aprile, per la prima volta da oltre un anno.
Per chi dunque volesse investire sul dollaro, ci sono tante alternative e diverse possibilità , da tenere in considerazione.
Gli investimenti della Cina e la crisi europea
Inviato il 27 maggio 2010 da Redazione

La crisi del debito zona euro non avrà serie ripercussioni sugli investimenti all’estero della Cina, secondo quanto ha fatto sapere il direttore generale della China Investment Corporation nella giornata di ieri, Gao Xiqing. Il CIC, infatti, manterrà intatto il suo livello di investimenti in Europa.
Il Xiqing si è detto molto preoccupato delle fluttuazioni del mercato nel breve termine, dato che questo potrebbe minacciare la stabilità della zona euro. Tuttavia, ciò che è più importante per il CIC sono le tendenze a lungo termine, dato che le fluttuazioni a breve termine non porteranno delle conseguenze per loro.
Inoltre, nel lungo periodo, il CIC seguirà da vicino le politiche dell’UE in termini di riforme monetarie e sulle questioni della regolamentazione finanziaria. Il CIC è pronto ad affrontare molte sfide in Europa, dato che molte istituzioni nazionali europee trattano i fondi cinesi sovrani in maniera diversa e in modo ingiusto, a causa delle differenze ideologiche tra queste due zone geografiche.
Tuttavia i cinesi non hanno paura di questo dato che in qualità di investitore finanziario il CIC non ha specifici obiettivi politici. E’ pur vero che al momento i fondi sovrani cinesi incontrano ancora molti ostacoli nel momento in cui si vuole tentare di investire all’estero. Questa cosa, secondo i responsabili della corporation, derivano principalmente dall’ignoranza di alcuni governi stranieri e delle istituzioni di vigilanza.
Il CIC, per chi non lo sapesse, investe in tutti i generi di prodotti, in tutti i settori e in tutte le regioni geografiche del mondo. Ma vi sono tre settori in cui la corporation ha detto di non voler investire, ovvero le armi di distruzione di massa, l’industria del gioco d’azzardo e l’industria del tabacco.
Staremo a vedere cosa succederà , dato che il mercato cinese è in crescita e riuscire ad avere una certa quantità di denaro investita nella nostra zona economica da parte di investitori stranieri sicuramente porterà dei benefici.
Beige Book
Inviato il 24 aprile 2010 da Redazione
Il Beige Book è una relazione elaborata dal Federal Reserve Board otto volte l’anno, immediatamente prima del Federal Open Market Committee, FOMC, ovvero l’incontro nel quale si decide sui tassi di interesse. Comprende 13 sezioni e ha una relazione che riassume le informazioni provenienti da tutti i rami. E’ uno degli strumenti usati dalla Fed nel tentativo di rendere equilibrate le decisioni, a tutto vantaggio dell’economia americana.
Il Beige Book è considerato dagli investitori per la prima volta nel 1983, quando la Fed ha iniziato a rilasciarlo al pubblico. E’ una delle pubblicazioni più informali della Fed, essendo focalizzata su segnalazioni aneddotiche e sui dati provenienti da alcuni luoghi, nel tentativo di ottenere un quadro il più equilibrato possibile dell’economia americana, oltre all’umore generale dell’economia.
Ci sono alcuni punti deboli del Beige Book. Ogni banca membri può decidere infatti quali informazioni includervi. In questa maniera non sempre le informazioni danno un quadro completo. Una banca, ad esempio, potrebbe includere delle informazioni relative al settore manifatturiero mentre un’altra banca potrebbe non includerle, creando inevitabilmente lacune nelle informazioni.
Leggere in maniera giusta il Beige Book è utile per fare delle previsioni sull’andamento delle valute, dato che si capisce in che maniera la FED potrà decidere sui tassi di interesse o potrà prendere altre decisioni importanti. Le passate edizioni del Beige Book possono essere utili anche per il monitoraggio delle tendenze economiche.
Oltre al Beige Book, i membri del FOMC utilizzano anche il blue book e il green book per rendere note le loro decisioni. Il green book comprende tutte le previsioni dell’economia americana, mentre il Blue Book comprende le linee di azione raccomandate per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, insieme ad un’analisi delle potenziali alternative. Di questi tre strumenti, solo il Beige Book è disponibile al pubblico.
La bilancia commerciale
Inviato il 23 aprile 2010 da Redazione
La bilancia commerciale rappresenta la differenza tra il valore delle esportazioni totali, ovvero la somma delle esportazioni di beni e di servizi, e il valore delle importazioni totali, ovvero il totale delle importazioni di beni e di servizi. Tutti i paesi pubblicano i dati delle rispettive bilance su base mensile. Gli operatori economici analizzano attentamente questi dati, in particolare i componenti della bilancia commerciale dei paesi più importanti, al fine di avere delle indicazioni sull’andamento dell’economia e sull’evoluzione della moneta.
Dunque, quando si parla di Forex e di analisi fondamentale, il valore della bilancia commerciale deve essere sempre preso in grande considerazione.
In periodi di crisi, se il saldo della bilancia commerciale è in attivo, ovvero le esportazioni sono maggiori delle importazioni, significa che le imprese di esportazione guadagnano più e possono quindi aumentare il loro fatturato. Questo periodo è spesso accompagnato anche da un tasso di cambio favorevole per la valuta del paese. Attenzione però ad avere un tasso di cambio favorevole con una moneta debole, dato che se una valuta è troppo bassa, anche se è un bene per le esportazioni, non lo è per l’economia. Infatti, una moneta debole è accompagnata quasi sempre da una fuga di capitali all’estero.
Sempre in periodi di crisi se c’è un disavanzo della bilancia commerciale, ovvero le importazioni sono più alte rispetto alle esportazioni, allora le imprese producono di meno. La banca centrale può giocare sul tasso di interesse o su quello cambio per tentare di invertire il processo economico.
In caso di andamento positivo dell’economia, allora se c’è un surplus commerciale, l’economia funziona bene, ma attenzione al tasso di cambio. Se invece c’è un disavanzo, allora la produzione nazionale è inferiore al consumo.
Negli Stati Uniti, per esempio, la bilancia commerciale è spesso deficitaria. Significa che gli americani consumano molto più di quanto producono e sono sempre più indebitati.
Il dollaro USA
Inviato il 20 aprile 2010 da Redazione
Il dollaro, o dollaro USA, è la valuta degli Stati Uniti, ma quella di Ecuador, Micronesia, delle Isole Marshall, Palau, El Salvador, Timor Est e le isole vergini britanniche. Il dollaro è inoltre accettato come valuta in Afghanistan, Cambogia, Libano, Messico, Guatemala, Panama e Bolivia.
Il dollaro è diventato la moneta degli Stati Uniti nel 1792, con la proclamazione del “Mint Act”, dato il 2 Aprile 1792, che ha istituito un nuovo sistema monetario, con il dollaro come valuta di riserva.
Nel 1793, i primi dollari vennero coniati negli Stati Uniti, per la precisione a Philadelphia. Ma è solo con la legge del 17 luglio 1861 che il governo americano ha iniziato a emettere anche biglietti. Il dollaro è attualmente la valuta più utilizzata per le operazioni in tutto il mondo e, dal dicembre 2006, è la seconda dietro l’euro, di cui abbiamo trattato nello scorso articolo, in termini di moneta in circolazione.
Nonostante questo il dollaro USA è la moneta più scambiata sul mercato dei cambi, poiché rappresenta ben l’89% delle transazioni. È inoltre la valuta più utilizzata nel commercio internazionale, è la moneta di riserva principalmente utilizzata nel mondo ed è la moneta con il più grande mercato finanziario al mondo.
Oggi la definizione di dollaro deriva dal titolo 31 del codice degli Stati Uniti, che dice che “il Tesoro deve vendere argento in maniera tale che un’oncia valga almeno 1,292929292 dollari.” Tuttavia le banche della Federal Reserve sono tenute soltanto a fornire crediti invece di denaro.
La continua domanda cinese di argento ha portato diversi paesi, in particolare il Regno Unito, Stati Uniti e il Giappone, a fare trading sui dollari nel corso del 19° e del 20° secolo.
Nel Forex il dollaro è una delle principali valute da tenere in considerazione ed è quasi sempre una valuta principale.
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