Beige Book
Inviato il 24 aprile 2010 da Redazione
Il Beige Book è una relazione elaborata dal Federal Reserve Board otto volte l’anno, immediatamente prima del Federal Open Market Committee, FOMC, ovvero l’incontro nel quale si decide sui tassi di interesse. Comprende 13 sezioni e ha una relazione che riassume le informazioni provenienti da tutti i rami. E’ uno degli strumenti usati dalla Fed nel tentativo di rendere equilibrate le decisioni, a tutto vantaggio dell’economia americana.
Il Beige Book è considerato dagli investitori per la prima volta nel 1983, quando la Fed ha iniziato a rilasciarlo al pubblico. E’ una delle pubblicazioni più informali della Fed, essendo focalizzata su segnalazioni aneddotiche e sui dati provenienti da alcuni luoghi, nel tentativo di ottenere un quadro il più equilibrato possibile dell’economia americana, oltre all’umore generale dell’economia.
Ci sono alcuni punti deboli del Beige Book. Ogni banca membri può decidere infatti quali informazioni includervi. In questa maniera non sempre le informazioni danno un quadro completo. Una banca, ad esempio, potrebbe includere delle informazioni relative al settore manifatturiero mentre un’altra banca potrebbe non includerle, creando inevitabilmente lacune nelle informazioni.
Leggere in maniera giusta il Beige Book è utile per fare delle previsioni sull’andamento delle valute, dato che si capisce in che maniera la FED potrà decidere sui tassi di interesse o potrà prendere altre decisioni importanti. Le passate edizioni del Beige Book possono essere utili anche per il monitoraggio delle tendenze economiche.
Oltre al Beige Book, i membri del FOMC utilizzano anche il blue book e il green book per rendere note le loro decisioni. Il green book comprende tutte le previsioni dell’economia americana, mentre il Blue Book comprende le linee di azione raccomandate per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, insieme ad un’analisi delle potenziali alternative. Di questi tre strumenti, solo il Beige Book è disponibile al pubblico.
La bilancia commerciale
Inviato il 23 aprile 2010 da Redazione
La bilancia commerciale rappresenta la differenza tra il valore delle esportazioni totali, ovvero la somma delle esportazioni di beni e di servizi, e il valore delle importazioni totali, ovvero il totale delle importazioni di beni e di servizi. Tutti i paesi pubblicano i dati delle rispettive bilance su base mensile. Gli operatori economici analizzano attentamente questi dati, in particolare i componenti della bilancia commerciale dei paesi più importanti, al fine di avere delle indicazioni sull’andamento dell’economia e sull’evoluzione della moneta.
Dunque, quando si parla di Forex e di analisi fondamentale, il valore della bilancia commerciale deve essere sempre preso in grande considerazione.
In periodi di crisi, se il saldo della bilancia commerciale è in attivo, ovvero le esportazioni sono maggiori delle importazioni, significa che le imprese di esportazione guadagnano più e possono quindi aumentare il loro fatturato. Questo periodo è spesso accompagnato anche da un tasso di cambio favorevole per la valuta del paese. Attenzione però ad avere un tasso di cambio favorevole con una moneta debole, dato che se una valuta è troppo bassa, anche se è un bene per le esportazioni, non lo è per l’economia. Infatti, una moneta debole è accompagnata quasi sempre da una fuga di capitali all’estero.
Sempre in periodi di crisi se c’è un disavanzo della bilancia commerciale, ovvero le importazioni sono più alte rispetto alle esportazioni, allora le imprese producono di meno. La banca centrale può giocare sul tasso di interesse o su quello cambio per tentare di invertire il processo economico.
In caso di andamento positivo dell’economia, allora se c’è un surplus commerciale, l’economia funziona bene, ma attenzione al tasso di cambio. Se invece c’è un disavanzo, allora la produzione nazionale è inferiore al consumo.
Negli Stati Uniti, per esempio, la bilancia commerciale è spesso deficitaria. Significa che gli americani consumano molto più di quanto producono e sono sempre più indebitati.
Il dollaro USA
Inviato il 20 aprile 2010 da Redazione
Il dollaro, o dollaro USA, è la valuta degli Stati Uniti, ma quella di Ecuador, Micronesia, delle Isole Marshall, Palau, El Salvador, Timor Est e le isole vergini britanniche. Il dollaro è inoltre accettato come valuta in Afghanistan, Cambogia, Libano, Messico, Guatemala, Panama e Bolivia.
Il dollaro è diventato la moneta degli Stati Uniti nel 1792, con la proclamazione del “Mint Act”, dato il 2 Aprile 1792, che ha istituito un nuovo sistema monetario, con il dollaro come valuta di riserva.
Nel 1793, i primi dollari vennero coniati negli Stati Uniti, per la precisione a Philadelphia. Ma è solo con la legge del 17 luglio 1861 che il governo americano ha iniziato a emettere anche biglietti. Il dollaro è attualmente la valuta più utilizzata per le operazioni in tutto il mondo e, dal dicembre 2006, è la seconda dietro l’euro, di cui abbiamo trattato nello scorso articolo, in termini di moneta in circolazione.
Nonostante questo il dollaro USA è la moneta più scambiata sul mercato dei cambi, poiché rappresenta ben l’89% delle transazioni. È inoltre la valuta più utilizzata nel commercio internazionale, è la moneta di riserva principalmente utilizzata nel mondo ed è la moneta con il più grande mercato finanziario al mondo.
Oggi la definizione di dollaro deriva dal titolo 31 del codice degli Stati Uniti, che dice che “il Tesoro deve vendere argento in maniera tale che un’oncia valga almeno 1,292929292 dollari.” Tuttavia le banche della Federal Reserve sono tenute soltanto a fornire crediti invece di denaro.
La continua domanda cinese di argento ha portato diversi paesi, in particolare il Regno Unito, Stati Uniti e il Giappone, a fare trading sui dollari nel corso del 19° e del 20° secolo.
Nel Forex il dollaro è una delle principali valute da tenere in considerazione ed è quasi sempre una valuta principale.
L’Euro
Inviato il 19 aprile 2010 da Redazione
L’Euro è la moneta unica dei 13 Stati membri dell’Unione europea, ovvero Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Slovenia. La zona euro, nel 2007, ha contato 318 milioni di persone.
L’euro è la seconda moneta al mondo per numero di transazioni, il dollaro resta la valuta di riferimento internazionale. Nel dicembre 2006, la moneta europea, è diventata la moneta prima al mondo per la quantità di banconote in circolazione. Essa rappresenta il 37% delle transazioni sul mercato dei cambi.
Il 1 ° gennaio 2008 anche Cipro e Malta si sono unite alla zona euro, la Slovacchia nel 2009, nel 2010 sono previsti gli arrivi di Lituania, Bulgaria, Estonia e Lettonia, la Repubblica Ceca nel 2012 e nel 2013 anche Ungheria e Romania.
La transizione verso la moneta unica è stata realizzata a pezzi a partire dall’inizio del 1999, con i mercati finanziari che sono passati all’euro: il mercato dei cambi, i mercati azionari, il debito pubblico, ecc. Poi c’è stata la doppia circolazione di monete.
Entrare nella zona euro non è così facile, dato che ci sono dei vincoli che i paesi che desiderano entrare devono rispettare. In particolare possiamo vedere un disavanzo del PIL inferiore al 3%, un debito pubblico non superiore al 60% del PIL, bassa inflazione e piena indipendenza della banca centrale del paese, oltre alla stabilità della moneta nazionale.
L’euro è destinato a promuovere aiuto e coesione tra gli stati, attraverso una moneta unica e con delle politiche economiche comuni tra i diversi stati dell’Unione Europea. Recentemente la nostra valuta è stata nell’occhio del ciclone per i problemi finanziari della Grecia, vicina al default, oltre che di quelli di altri stati, come Spagna e Portogallo.
L’UE dà 30 miliardi di euro alla Grecia
Inviato il 12 aprile 2010 da Redazione
Secondo quanto reso noto durante questo fine settimana, l’UE ha annunciato che avrebbe dato 30 miliardi di euro in aiuti alla Grecia. Il paese ellenico riceverà anche altri 10-15 miliardi di euro direttamente dall’FMI. In totale fanno circa 45 miliardi di euro, più di quanto il mercato si aspettava. Ora non resta che fare le modifiche del caso.
La situazione del governo greco sembra dunque spaventare la zona euro, data anche l’entità degli aiuti, che sono un grande cosa nel breve termine, ma non risolve nessuno dei problemi inerenti alla zona euro.
Spesso i pacchetti di assistenza di questo tipo hanno come obiettivo principale quello di aiutare un paese ad uscire prima da una grave crisi. Effettivamente qui 45 miliardi di euro potrebbero durare circa un anno, qualora venissero usati male. Già in passato, paesi come l’Argentina hanno avuto degli aiuti così sostanziosi, ma sono stati gestiti male e alle fine non c’è stato comunque nulla da fare.
A questo punto due sono i punti fondamentali da considerare. La ripresa globale sarà così forte da permettere all’economia greca di recuperare in fretta il suo disavanzo di bilancio? Ora si elaborerà un programma di austerità tale da tagliare drasticamente il deficit in maniera che non appena il denaro dato per il salvataggio del paese dovrebbe finire, il mercato possa tornare ricettivo verso i titoli di debito del paese?
Ora praticamente i titoli del paese non hanno alcuna insolvenza a breve termine, ma le cose potrebbero peggiorare ancora se non verranno fatte come si deve. I prossimi 12 mesi sono fondamentali per il paese.
Nonostante questo, anche altri paesi sono ancora a rischio. Due dei paesi più in crisi sono il Portogallo e l’Irlanda. Il Portogallo in primis, se non dovesse riuscire a tagliare il suo deficit, potrebbe presto averne delle conseguenze negative.
Borse mondiali e ripresa
Inviato il 7 aprile 2010 da Redazione
Le borse europee hanno avuto un nuovo punto di massimo durante la giornata di ieri, mentre gli investitori, di ritorno dalle vacanze di Pasqua, hanno avuto l’opportunità di reagire ai primi segnali di un’economia statunitense in vista di una ripresa sostenibile.
In Europa indice Stoxx 600 è salito dello 0,7% . Nonostante questo, il sentiment positivo non è arrivato fino alla borsa greca, che ha perso oltre il 2%.
A Londra, l’FTSE 100 ha guadagnato lo 0,6%. Come ampiamente previsto, il primo ministro britannico Gordon Brown ha annunciato che le elezioni generali si terranno il prossimo 6 maggio.
A Parigi, l’indice CAC-40 ha guadagnato lo 0,5% , nonostante il calo di alcune importanti aziende, come la Société Générale. A Francoforte l’indice Dax è in crescita dello 0,3% .
Sui mercati asiatici, la Borsa australiana ha toccato il punto di massimo da 18 mesi a questa parte, nonostante l’aumento dei tassi di interesse. L’indice S & P / ASX 200 della borsa di Sidney è salito dello 0,9% . Rimanendo in Asia, ma spostandoci a Tokyo, il valore dell’indice Nikkei Stock Average ha avuto un rialzo dello 0,5%.
Come possiamo vedere, la ripresa dopo il periodo di Pasqua è stata positiva per la maggior parte delle borse mondiali. Questo potrebbe far ben sperare gli investitori per l’andamento della prossima settimana. Ovviamente, anche nel Forex, un andamento positivo della borsa di un dato paese ha degli effetti positivi sull’andamento della valuta di quel paese stesso, dunque sono cose che bisogna necessariamente tenere in considerazione dal momento in cui si fa Forex.
Per questa settimana, dunque, per chi volesse aprire delle nuove posizioni, possiamo dire di stare attenti all’andamento dei mercati. L’analisi fondamentale è sempre molto importante, così come l’analisi tecnica, nella decisione di quali posizioni aprire e di quali invece conviene chiudere.
Forex e dollaro nel 2010
Inviato il 22 gennaio 2010 da Redazione

Sembra che il sentiment del mercato, per questo anno 2010, sia cambiato. Andando ad analizzare il grafico a lungo termine del Dollar Index, infatti, vediamo che per la prima volta dal mese di maggio 2009 gli speculatori stanno cambiando atteggiamento e si stanno “buttando” in rialzo sul dollaro. Per chi non lo sapesse, il Dollar Index indica l’andamento del dollaro nei confronti delle altre valute principali, ovvero euro, yen giapponese, sterline britannica, franco svizzero, dollaro canadese, dollaro australiano e dollaro neo zelandese.
Anche se l’indice sembra essere favorevole al dollaro, bisogna però entrare più nel dettaglio per osservare che, nel caso di monete come AUD, NZD e CAD, le posizioni lunghe continuano ad aumentare e continueranno ancora a farlo anche durante i primi mesi del 2010.
Si potrebbe dire dunque che il trading Forex sul dollaro, quest’anno, possa essere molto semplice. Facciamo attenzione e non diamo le cose per scontato. Una corretta strategia di trading è quella di approfittare delle differenze tra i tassi di interesse di due paesi. Dato che i tassi di interesse negli Stati Uniti sono al momento vicini a zero, e lo rimarranno ancora per un bel po’ secondo quanto afferma la FED, si può avere senza grande difficoltà un rendimento del 2% al 3% con un rischio molto basso.
Le considerazioni fatte fino ad ora sono vere ma solo se la situazione dovesse continuare così. Ma uno dei fattori chiave è la prevedibilità . Il 2010 ha tutta l’aria di essere un anno dei più imprevedibili a livello di mercato dei cambi e, dunque, anche il trading diventa molto rischioso.
Se la ripresa fosse confermata negli Stati Uniti e l’economia della zona euro continuasse a ristagnare, soprattutto a causa di situazioni di possibile default come quella che sta accadendo in Grecia, il che renderebbe meno probabile un aumento del tasso di interesse da parte della BCE, il 2010 potrebbe essere un anno di ripresa per il dollaro.
Forex, dati di analisi fondamentale
Inviato il 11 dicembre 2009 da admin

In un approfondimento precedente abbiamo visto alcuni dati importanti per l’analisi fondamentale nel Forex. Ricordiamo che l’analisi fondamentale è tutto quell’insieme di informazioni di carattere economico, finanziario e politico che possono influire sull’andamento delle valute del Forex e degli indici.
L’indice dei prezzi alla produzione indica il prezzo che devono pagare i produttori manifatturieri nel momento in cui si trovano ad acquistare i prodotti. Se infatti tali produttori devono pagare un prezzo maggiore per i loro beni, con ogni probabilità l’aumento di prezzo avrà un’incidenza anche sul consumatore finale. L’indice dei prezzi alla produzione, il cui nome inglese è Producer Price Index, sigla PPI, è uno dei dati più importanti di analisi fondamentale, dato che fa parte della serie di indicatori che evidenziano l’inflazione al consumo.
Relativamente alla valuta euro, è molto importante anche il Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (ZEW) Economic Sentiment, che misura lo stato d’animo degli investitori. Qualora questo indice sia positivo, allora gli investitori che sono ottimisti sull’andamento del mercato sono maggiori rispetto a quelli pessimisti. Se invece l’indice è negativo, allora i pessimisti sono di più rispetto agli ottimisti.
Specficatamente per il dollaro, invece, è l’indice che misura le concessioni edilizie che vengono rilasciate relativamente alle costruzioni residenziali, ovvero le case private. Se questo indicatore è positivo, significa che il mercato è in buona salute dato che il settore dell’edilizia lavora bene e le imprese hanno i capitali per affrontare grossi investimenti, come appunto quelli di costruire le case. E’ inoltre un indice molto importamente dato che, se le imprese edilizie hanno lavoro, con maggiore probabilità assumeranno personale, facendo diminuire il tasso di disoccupazione e migliorando la situazione generale del mercato.
Continueremo in altri approfondimenti l’analisi di altri indicatori di analisi fondamentale.
Forex, dati di analisi fondamentale
Inviato il 11 dicembre 2009 da admin

L’analisi fondamentale è l’insieme delle informazioni che possono influire sull’andamento delle valute e degli indici del Forex. Vediamo in questo approfondimento alcuni dei dati più importanti che possiamo considerare relativamente all’analisi fondamentale.
La variazione del livello di occupazione si riferisce al trimestre precedente ed è uno degli aspetti più importanti da considerare. Avere dei posti di lavoro è molto importante per un’economia, in quanto indica che essa è sana. I consumi, infatti, sono legati alla possibilità di spesa delle persone e la loro possibilità di spesa è direttamente proporzionale alle loro disponibilità economiche. Se il livello di occupazione cresce, allora cresce anche la valuta del paese considerato.
Il valore delle vendite al dettaglio è sempre molto considerato dai vari trader. Di solito questo indicatore è il primo tra i vari indicatori mensili che più significativi relativamente ai comportamenti economici dei consumatori. Se le vendite al dettaglio crescono, allora c’è un effetto molto positivo sulla valuta di un paese e sui consumi che si fanno nel paese stesso. Ricordiamo che il PIL di un paese è formato per una grande parte dei consumi.
La bilancia commerciale indica la differenza tra le importazioni e le esportazioni. Se il valore della bilancia commerciale è positivo, allora significa che le esportazioni sono state maggiori delle importazioni, nel periodo preso in considerazione. La bilancia dei pagamenti ha anche un impatto importante sul PIL, dato che se c’è una grande domanda di beni da esportare, allora si tende ad aumentare l’occupazione, in quanto c’è bisogno di una maggiore produzione. Avere una bilancia commerciale positiva ha un effetto positivo sulla valuta del paese considerato.
Vedremo in articoli successivi altri dati importanti da considerare in termini di analisi fondamentale per il Forex. Ricordiamo ancora una volta che bisogna essere preparati e rimanere aggiornati in questo senso, per tentare di prevedere nel modo migliore possibile il trend.
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