
Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Banca centrale europea, ha detto che i politici non dovrebbero sottrarsi dall’usare e mettere in piedi un quantitative easing se la deflazione dovesse divenire un pericolo reale per l’area dell’euro. Se le condizioni economiche lo dovessero giustificare, infatti, in particolare in quei paesi in cui c’è un rischio concreto di fronte alla trappola della liquidità, che può portare alla deflazione, usare un QE non potrebbe fare altro che bene.
A differenza della Federal Reserve e della Bank of England, la BCE ha creato liquidità tramite gli acquisti dei titoli di Stato, in modo che tali operazioni non costituissero quantitative easing e non infuenzassero la salita dell’inflazione.
Le prospettive di crescita in Europa sono deteriorate. Lo fa sapere il governatore della banca centrale del Regno Unito, Mervyn King, dopo che è stato valutato il rischio della crescita da parte dei funzionari europei.
L’euro è scambiato oggi a quota 1,3080 dollari, in crescita dello 0,2 per cento rispetto a ieri. La moneta unica si è deprezzata del 3,1 per cento nei confronti del dollaro negli ultimi tre mesi, dato che i leader europei hanno faticato a contenere la crisi del debito della zona. Le banche centrali devono riuscire a raggiungere la stabilità dei prezzi, attraverso gli strumenti che ritengono più appropriati. Se le mutate condizioni e la necessità di aumentare ulteriormente la liquidità dovessero emergere, allora l’uso di un nuovo QE potrebbe essere la soluzione migliore, purché fatto su misura per le caratteristiche specifiche della zona dell’euro.
La BCE questo mese ha ridotto il tasso di interesse di riferimento all’1 per cento, ma non ha mai seguito la Fed o la Banca d’Inghilterra nel taglio del costo del denaro al di sotto di tale livello. L’istituto centrale con sede a Francoforte si è opposto e cerca piuttosto di intensificare gli acquisti dei titoli di Stato dei paesi periferici d’Europa.















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