
Il governo greco ha intensificato la pressione sui finanziatori della zona euro, ammonendo sul fatto che, a meno che ci sia un nuovo piano di salvataggio per far uscire dalla recessione il paese ellenico, entro i prossimi tre mesi sarà costretto ad uscire fuori dalla moneta unica. Pantelis Kapsis, portavoce del nuovo governo di coalizione guidato dall’ex capo della banca centrale Lucas Papademos, ha detto che i negoziati con il Fondo monetario internazionale, con Bruxelles e con la Banca centrale europea nelle prossime settimane potrebbero determinare tutto.
Alla Grecia era stato infatti promesso un secondo piano di salvataggio del valore di 130 miliardi di euro, nello scorso mese di ottobre, quando è risultato chiaro che il primo pacchetto di salvataggio, concordato nel maggio 2010, non era stato sufficiente a stabilizzare i debiti del paese.
Ma i soldi ancora non si vedono e l’accordo deve ancora essere preso. Kapsis ha detto che questo accordo deve essere firmato al più presto, altrimenti la Grecia è fuori dei mercati e per l’euro le cose diventeranno peggiori. Nel paese non è facile imporre nuove tasse, così come non è facile tagliare la spesa.
Il governo di Papademos ha preso il potere dopo le dimissioni di George Papandreou, che aveva inviato i mercati finanziari mondiali in tilt nello scorso mese di novembre, avendo affermato di voler tenere un referendum per far decidere al popolo greco se voleva altri debiti oppure uscire dalla zona euro.
A cosa porterà l’uscita della Grecia dalla zona euro, qualora la decisione dovesse essere effettivamente presa in questo senso? Purtroppo è una domanda a cui non si può rispondere con certezza, poiché si tratta di una situazione che non è mai accaduta. Sicuramente si tratterà di una situazione critica, molto delicata, che bisogna fare attenzione ad affrontare nel miglior modo possibile, per evitare il peggiorare della situazione.















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