
Le agenzie di rating sono nell’occhio del ciclone. La Grecia è solo l’ultimo esempio, in ordine di tempo, di quanto riescano ad influire sulle economie. L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha riconosciuto la quasi certezza di una qualche forma di default da parte del paese, tramite l’assegnazione di un valore junk al debito pubblico greco.
Assegnando questa votazione ai titoli di debito del paese, questi diventano praticamente spazzatura, non valgono più nulla.
Le agenzie di rating, dunque, sono una parte molto importante del ciclo di espansione e di contrazione delle economie, così come le grandi banche. Ogni volta le agenzie decidono di tagliare un rating, c’è una perdita di fiducia, il costo del debito diventa ancora più oneroso e il debitore diventa, così, ancor meno degno di credito.
Per il momento è esplosa la bolla del credito, c’erano migliaia di prodotti strutturati a cui era stato assegnato un rating AAA, la più alta valutazione di credito che ci sia. Le agenzie di rating davano in maniera molto semplice questa votazione, normalmente invece riservata solo alle nazioni più importanti. Al momento, infatti, ci sono meno di 20 stati che hanno una AAA.
Immaginate invece un mondo senza agenzie di rating. Il vantaggio più evidente è che sarebbe reintrodotto il principio del caveat emptor dei mercati.
Qual è il punto nel cercare di risolvere il problema economico attraverso una maggiore regolamentazione delle agenzie di rating, come molti politici hanno chiesto sulla scia della crisi bancaria? Questo praticamente porterebbe a spostare il problema sulla regolamentazione e su cosa le agenzie di rating possono o non possono fare.
C’è anche chi crede che sia meglio togliere queste agenzie di rating del tutto e lasciare che le discipline di mercato si regolamentino da sole, in maniera da trovare un giusto equilibrio.













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