
Il debito pubblico dell’Italia è il 120 per cento del prodotto interno lordo. Si tratta di un debito decisamente troppo alto, che però non rende il nostro governo insolvente. Le nostre finanze pubbliche sono in forma di gran lunga migliori rispetto a quelle di Grecia, Irlanda e Portogallo.
L’Italia è la terza potenza economica dell’area dell’euro, dopo Germania e Francia. Una crisi nel nostro paese colpirebbe in maniera molto forte l’economia mondiale. La cosa inoltre arriverebbe in un momento di fragilità eccezionale, con la capacità dei governi di non poter rispondere.
Ciò sottolinea un punto cruciale. Così come l’uscita di Berlusconi possa piacere agli altri leader europei, essi ora iniziano a temere il futuro del nostro paese. L’area dell’euro manca ancora di una risposta credibile all’emergenza finanziaria, questa è una cosa nota che tutti i principali leader del mondo riconoscono. I leader europei devono riconoscere che la Grecia e il Portogallo probabilmente hanno bisogno di andare in default, di ricapitalizzare le banche al fine di assicurare e garantire le esigenze di finanziamento per i governi solventi.
Con il recente cambio al vertice della Banca centrale europea, il nuovo presidente Mario Draghi fa vedere ai mercati un roseo futuro, ma la BCE rifiuta di operare per l’UE come la Federal Reserve per gli Stati Uniti. Per concludere la situazione, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel, la scorsa settimana a Cannes, hanno detto che paesi come la Grecia potrebbero, dopo tutto, lasciare l’euro.
L’Europa dunque è realmente impegnata a salvare l’euro, o no? Ripristinare la stabilità finanziaria nell’UE non sarebbe stato facile. Ma i governi europei tentennano da troppo tempo e hanno reso questo compito molto più difficile di quello che in realtà sarebbe dovuto essere. Qual’è il futuro dunque per la nostra nazione, senza Berlusconi, e per l’euro?















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