Portogallo, vicino al bailout? Parte 2
Una cosa da tenere a mente è la notizia del WSJ relativamente al fatto che il Portogallo è stato costretto ad avviare il collocamento dei titoli del debito pubblico in maniera privata, per una somma di 1,1 miliardi di euro, con la Cina, la scorsa settimana. Un collocamento privato di titoli del debito pubblico è quello che fanno molti paesi vicini alla bancarotta quando il mercato perde la fiducia nella loro capacità di ripagare i debiti.
Invece di organizzare un’asta in cui l’offerta delle persone per il debito potrebbe essere scarsa, si preferisce optare per un collocamento privato, il governo emette questi titoli, con l’aiuto di alcune banche di investimento, e cerca attivamente di trovare dei compratori privati. L’insinuazione è che il governo portoghese abbia dovuto optare per questa azione perché temevano un’asta di bond non riuscita.
Quindi, anche se il Portogallo è stato in grado di vendere oltre 1,2 miliardi di euro di titoli del debito, è più una misura temporanea e tappabuchi che una definitova, dato che il Portogallo avrebbe bisogno di circa 20 miliardi di euro, solo nel 2011, per potersi finanziare. E non bisogna dimenticare che c’è anche il 2012, il 2013, e così via.
E’ vero che il Portogallo ha una camera di respirazione che altri paesi non hanno avuto, come ad esempio la Grecia, e che il rapporto debito / PIL è basso, pari a circa l’80%. Il problema per il Portogallo è che si tratta di un’economia non competitiva, priva di qualsiasi vero catalizzatore di crescita.
L’unica speranza per il Portogallo è quello di far crescere la sua economia, al fine di uscire dai problemi. Ma questo è quasi impossibile per un paese che sta attuando delle severe misure di austerità per placare le richieste UE. Questo, insieme ad un mercato del lavoro inefficiente e con tante regolamentazioni, lascia l’economia portoghese senza alcuna speranza di forte crescita.




